Ci sono giorni in cui la mia capacità di ascoltare gli altri è pari a quella di una radio mal sintonizzata: le parole mi arrivano ovattate, distorte, senza senso. Bla bla bla. Mi sforzo di capire, ma è come se il mio cervello fosse andato in buffering e non riuscisse a decodificare i suoni in tempo reale. Non aiuta che, in queste ultime settimane, il caos in casa abbia raggiunto livelli da film apocalittico: L. con la bronchite, notti insonni, mille richieste contemporanee. Risultato? Un sovraccarico sensoriale che ha mandato in tilt il mio sistema di elaborazione uditiva.
Se anche tu, mamma ADHD, hai vissuto momenti in cui le parole sembrano onde sonore senza significato, sappi che non è solo nella tua testa (anche se tecnicamente lo è). Vediamo insieme perché accade e, soprattutto, cosa possiamo fare per non impazzire del tutto.
Quando il cervello ADHD fatica a decifrare i suoni
Il nostro cervello è una macchina straordinaria, ma se hai l’ADHD potrebbe avere qualche bug nel reparto “decodifica uditiva”. Questo si chiama Disturbo dell’Elaborazione Uditiva Centrale (o CAPD, Central Auditory Processing Disorder), ed è una condizione che colpisce la capacità del cervello di interpretare i suoni in modo efficace.
In pratica, anche se l’udito è perfettamente normale, il problema sta nella traduzione del suono in un messaggio comprensibile. Questo porta a difficoltà come:
• Ritardo nella comprensione: senti le parole, ma il significato arriva qualche secondo dopo (se arriva).
• Sovraccarico uditivo: troppi suoni contemporaneamente? Boom. Cortocircuito.
• Difficoltà nei dialoghi: specialmente in ambienti rumorosi o con più persone che parlano.
• Sensazione di parole che si confondono tra loro: come se tutti parlassero in una lingua aliena.
Per noi ADHD, questa difficoltà si amplifica nei momenti di stress o affaticamento. E, beh, essere madre è una condizione di affaticamento perenne.
(Fonti scientifiche a fine articolo)
Come lo vivo io: dal bla bla bla alla frustrazione pura
Negli ultimi giorni, questa difficoltà si è fatta insostenibile.
L. è stato malato e la mia routine è andata a farsi benedire. La casa è diventata un campo di battaglia, io ero stanchissima e il mio cervello ha deciso che decifrare i suoni non era più una priorità.
M. mi parlava e io capivo metà delle cose, sempre con un ritardo inspiegabile. E quando chiedevo di ripetere, lui diventava nervoso: “Ma mi stai ascoltando o no?” Sì, ci provo. Ma il mio cervello sta cercando di assemblare il puzzle delle parole e mi servono più pezzi.
E.? Peggio che mai. Lui è piccolo, quindi il suo linguaggio è già creativo di suo (“Mamma, sono morito”, ok, carino, ma che intendi?). Se poi ci aggiungiamo il ciuccio in bocca e il mio sistema di elaborazione che va in crash, la comunicazione diventa una partita a Taboo in modalità hard.
E quando non capisco, mi sento inadeguata.
Poi esplodo. Perché, oltre a non riuscire a capire, ho i nervi a fior di pelle. La regolazione emotiva è un altro tasto dolente con l’ADHD: l’accumulo di stress mi fa reagire in modo esagerato per cose che magari, in un giorno normale, non mi avrebbero nemmeno toccata.
E il senso di colpa arriva, puntuale come un abbonamento indesiderato.
Tre strategie per sopravvivere quando tutto è troppo
1. Routine visiva e strutturata
Quando il caos regna sovrano, avere una routine visiva aiuta. Un planner settimanale con colori, immagini o icone riduce la necessità di spiegazioni continue. Ad esempio, una lavagnetta con il “programma della giornata” aiuta anche M. ed E. a capire cosa sta succedendo senza dovermi bombardare di domande che non riesco a processare.
2. Comunicazione alternativa
Se il mio cervello fatica a elaborare parole, meglio ridurre la dipendenza dalla comunicazione verbale. In casa, un calendario con note e promemoria visivi può aiutare. Per le cose importanti, mi aiuto con messaggi scritti invece di affidarmi solo alla conversazione. E per le emergenze? Mi affido agli audiolibri: stranamente, quelli li capisco meglio, forse perché il mio cervello li processa in modo diverso.
3. Accettare il minimo indispensabile
Questo è stato un game changer per me. Quando sono sovraccarica, togliere è l’unica soluzione sensata. Ho guardato le mie liste di cose da fare e ho eliminato, senza pietà, tutto ciò che non era strettamente necessario. Non ho stirato? Pace. La casa è un casino? Vorrà dire che ci penserò dopo. Le mie energie vanno conservate per ciò che conta davvero: i miei bambini e il mio benessere mentale.

Non siamo sbagliate. Siamo stanche.
Se anche tu vivi giornate in cui il mondo suona come bla bla bla e ti senti una madre orribile perché non riesci nemmeno a giocare con i tuoi bambini senza sentirti esausta, fermati un attimo. Respira.
Non sei sola. Non sei sbagliata. Sei solo stanca.
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Fonti scientifiche:
• GAM Medical – ADHD e disturbi dell’elaborazione uditiva
• Centro Evoluzione Bambino – Disturbi dell’Elaborazione Uditiva Centrale