La tua sensibilità ti rende la donna, e la mamma, che sei (stupenda, per inciso!!!), ma a volte può essere molto difficile gestire le tue emozioni mentre ti prendi cura anche della tua creatura.
RSD sta per Rejection Sensitive Dysphoria, che tradotto in italiano è Disforia Sensibile al Rifiuoto, che tradotto dal medichese al parla come mangi è la percezione in modo intenso e doloroso (a livello sia mentale, sia fisico) del rifiuto o delle critiche.
Pur non trattandosi di un sintomo ufficialmente inserito nel DSM-V (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) la quasi totalità delle persone ADHD soffre anche di RSD.
In questo articolo scoprirai cosa significa convivere con l’RSD, come questa iper-sensibilità al rifiuto può influenzare la maternità e, soprattutto, strategie pratiche per affrontarla e ritrovare un po’ di serenità.

Cos’è l’RSD?
L’RSD (Rejection Sensitive Dysphoria) è una condizione che colpisce molte persone con ADHD, ma che spesso viene poco compresa o addirittura ignorata. In parole semplici, l’RSD è una sensibilità emotiva estrema verso qualsiasi forma di rifiuto o critica, anche se non è intenzionale. Se ti senti costantemente sopraffatta dalla paura di essere respinta, esclusa o giudicata negativamente, potresti riconoscere in te stessa alcuni dei sintomi tipici dell’RSD.
Quando parliamo di RSD, non si tratta di una “debolezza” o di un difetto di carattere, non si tratta di essere troppo sensibili.
Per dirlo terra terra, è quella pugnalata al petto, al cuore, allo stomaco, quel dolore fisico che ti fa accartocciare su te stessa tutte le volte che senti qualcuno dire o vedi qualcuno fare qualcosa che ti fa percepire come criticata. Percepire come criticata. Non importa se ti stanno davvero criticando o che le loro siano “critiche costruttive” (che su sta cosa ci torno dopo) il fatto è che ogni critica, vera o presunta, per chi soffre di RSD è come una mina che distrugge tutta la traballante autostima e fiducia in sé.
Anche se è semplicemente una reazione fisiologica ed emotiva amplificata dal nostro cervello, conviverci può essere difficile, come può essere difficile farla comprendere a chi ci sta accanto.
Il cervello di chi ha l’ADHD tende a percepire le critiche o il rifiuto in modo molto più forte rispetto a chi non ha questa condizione. Questo può portare a reazioni emotive intense come rabbia, tristezza profonda o, talvolta, un vero e proprio “blocco” che ci impedisce di reagire razionalmente.
RSD vs Altre Condizioni
Molto spesso, l’RSD viene confusa con altre condizioni, come l’ansia sociale o la depressione postpartum, ma ci sono delle differenze importanti. Mentre l’ansia sociale riguarda una paura persistente di essere giudicati in pubblico o in contesti sociali, l’RSD è una reazione acuta e immediata al rifiuto o alla critica da parte di chi ci circonda. La depressione postpartum, invece, è una condizione che può manifestarsi dopo il parto, ma non è legata alla sensibilità al rifiuto in modo così intenso come l’RSD.
Se ti ritrovi spesso a sentirti travolta dalla paura di essere criticata o non accettata, senza riuscire a spiegarti perché, è probabile che l’RSD faccia parte della tua esperienza quotidiana. La buona notizia è che non è qualcosa che si deve affrontare da sole. Conoscere l’RSD e capire che è una risposta naturale del nostro cervello è già il primo passo per affrontarla e gestirla.
Come l’RSD può influenzare la tua vita di mamma?
Qualsiasi mamma si trova nella condizione di dover soddisfare delle aspettative sociali (spesso altamente irrealistiche) di performance: essere una buona mamma (che buona poi, esattamente, che vuol dire?), essere una compagna presente (si, anche sessualmente, non importa se hai gli ormoni sconvolti), essere una casalinga (perché purtroppo ancora diamo per scontato che sia la donna a casa in maternità a doversi occupare della gestione di tutto, dimenticando che prendersi cura di una creatura appena nata è già un tutto enorme lavoro a tempo pieno) magari tornare anche presto al lavoro, perché non possiamo permetterci di stare ferme (economicamente o per pressioni lavorative).
Per la mentalità ADHD del o tutto o niente, queste nuove aspettative si traducono nel riversare in ognuna di queste sfaccettature di noi stesse il nostro 100%. Matematicamente impossibile.
Cresciute con il terrore delle critiche, perché ci fanno sentire come sopra (inadeguate a livello viscerale, non all’altezza, non amate, sbagliate) ci ritroviamo a dover gestire il critico peggiore di tutti: è microscopico, dai 45 ai 50 cm nelle prime settimane di vita, non parla, ma ci urla costantemente contro perché non capiamo quale sia il suo bisogno immediato, non ci manifesta gratitudine, non si cura minimamente dei nostri bisogni primari, figuriamoci del bisogno di quiete mentale. Chi è? La nostra creatura. La bellissima, meravigliosa creatura che abbiamo portato in grembo e partorito.
L’RSD non solo influisce su come percepiamo noi stesse, ma ha anche un impatto significativo su tutte le nostre relazioni, soprattutto quelle con i nostri figli, partner e persone vicine.
L’iper-sensibilità ai giudizi degli altri
Un aspetto molto comune dell’RSD è l’incapacità di ignorare i giudizi altrui, anche quando questi non sono espressi apertamente o sono basati su interpretazioni personali. Per esempio, possiamo sentirci giudicate da altre mamme che sembrano gestire tutto alla perfezione, o da insegnanti che fanno una semplice osservazione sul comportamento dei nostri figli. Il nostro cervello tende a ingigantire questi commenti, e a volte può sembrare che il mondo stia dicendo “non sei abbastanza brava” o “non ce la fai”.
A volte basta una parola o uno sguardo per farci sentire come se avessimo fallito come madri. Il nostro pensiero si fissa su quella frase, e improvvisamente non siamo più in grado di vedere il quadro completo. Ad esempio, quando un insegnante fa una critica sul comportamento di nostro figlio, ci sentiamo inadeguate, come se non fossimo state abbastanza attente, anche se sappiamo che ogni bambino ha i suoi momenti.
Esempio pratico:
Immagina di essere in un gruppo di mamme al parco e una di loro ti dice con tono leggero che il tuo bambino sembra un po’ troppo agitato. Il commento non era cattivo, ma subito il tuo cervello lo interpreta come una critica pesante. Ti senti giudicata, come se fossi l’unica a non riuscire a gestire la situazione. Quel piccolo commento può rimanere con te per giorni, facendoti sentire incapace e fuori posto.
Come l’RSD influisce sul rapporto con i figli
L’RSD può essere particolarmente dolorosa nei rapporti con i figli. La paura di deludere i nostri bambini o di non essere una “brava mamma” è amplificata dal fatto che ogni errore, ogni parola detta in modo brusco o ogni momento di stanchezza viene vissuto come un fallimento. Temiamo di non essere in grado di fare abbastanza per loro, e se qualcosa va storto, sentiamo un senso di colpa schiacciante.
Questa ipersensibilità al giudizio può anche portarci a sovraccaricarci di aspettative. Vogliamo essere perfette, ma il più delle volte finiamo per sentirci insufficienti. Magari ci preoccupiamo che nostro figlio non sia felice o che non stiamo facendo abbastanza per il suo benessere emotivo. Il risultato? La paura di non essere all’altezza diventa una costante, alimentando l’ansia.
Esempio pratico:
Immagina di essere a casa da sola con la tua creatura, vi state coccolando tranquillamente, ma ad un certo punto esplode in un pianto disperato, provi a consolarlo, niente, provi ad allattarlo, a cullarlo, a cambiarlo. Niente. Una parte di te sá che i neonati piangono, anche solo perché hanno sentito un brontolio nello stomaco e non sanno cosa significa, si spaventano, sono stanchi (provate voi a crescere alla loro velocità con milioni di connessioni neuronali nuove al secondo, poi mi dite 😉), ma la vostra RSD vi fa pensare solo che siete una pessima madre, che non sapete nemmeno capire perché la vostra creatura piange, che non siete in grado di prendervene cura.
NON È VERO! Non sei una pessima mamma, sei solo sovraccarica, hai solo paura di sbagliare.
Stai facendo del tuo meglio, il fatto di essere qui, di informarti, di porti delle domande è la dimostrazione che non sei una cattiva mamma. Ad una madre negligente non gliene importerebbe nulla di migliorarsi o capirsi. Vai bene così, non sei rotta!
Impatti sul rapporto di coppia e sulla vita sociale
L’RSD ha anche un impatto sul rapporto di coppia e sulla nostra vita sociale. Quando siamo costantemente in guardia contro i giudizi, non solo ci mettiamo in discussione come madri, ma anche come partner e come persone. Le discussioni con il nostro compagno possono sembrare più intense del necessario, perché ci sentiamo come se ogni parola fosse un giudizio nei nostri confronti.
Inoltre, tendiamo a evitare le situazioni sociali che potrebbero farci sentire giudicate. La paura di essere esaminate o criticate da amici e parenti può portare a un isolamento sociale, che alimenta ulteriormente il ciclo di insicurezza e solitudine.
Esempio pratico:
Immagina una discussione con il tuo partner in cui lui ti fa notare che sei stata più nervosa del solito con i bambini. Subito il tuo cervello interpreta il commento come una critica personale, e ti senti attaccata. Non è solo una discussione sulla gestione dei bambini, ma una battaglia sul tuo valore come persona e come madre. Questo può portare a tensioni non necessarie nella relazione.
Anche le uscite sociali possono diventare un incubo. Le cene con amici o le visite ai familiari possono sembrare momenti di “giudizio” piuttosto che occasioni di svago. Non possiamo fare a meno di pensare che le persone stiano giudicando il nostro comportamento o quello dei nostri figli, rendendo difficile godersi il momento.
Una delle grandi difficoltà, con il partner e con gli amici, è che prendendo tutto come una critica, risulta difficilissimo accettare i complimenti, crederli veri e sinceri. O non ci crediamo, o crediamo che siano adulazioni con scopi nascosti. Il nostro cervello ci dice che qualsiasi osservazione ci venga fatta, nasconde una critica, persino un complimento. Questo complica anche il ruolo di un partner o di un amico che vuole esserci di supporto.
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Sintomi e Segnali dell’RSD
- Reazioni Emotive Intense probabilmente non te rendi conto sul momento, ma te ne rendi conto quando poi ci rimugini (e lo fai, lo sai che lo fai). Ti chiedi come mai ti sei sentita così ferita, così arrabbiata, o perché non vada mai bene niente di quello che fai e/o dici. Quando la fatidica -odioserrima- frase “Ma perché te la prendi così!” o il “Non intendevo quello” si manifestano, probabilmente per l’altra persona tu stai reagendo eccessivamente, mentre tu invece ti senti sopraffatta, ferita intimamente, da un gesto o una parola che ti hanno colpita profondamente.
- Auto-critica e sensi di colpa: analizzi tutto. Fai la moviola di cosa hai fatto e di come lo hai fatto per raggiungere un idealizzata inesistente perfezione. Quando qualcosa va storto, ed in ADHD-ese, significa che semplicemente non è perfetto, senti di non essere abbastanza. Provi la sensazione di non essere in controllo della situazione e questo di fa sentire non adeguata, non abbastanza.
- Paura di deludere gli altri: Una continua paura di deludere il partner, i figli, gli insegnanti o altre mamme può pesare tantissimo. Il timore di non essere una “buona mamma” o di non gestire la situazione come vorremmo ci fa sentire impotenti, anche quando facciamo del nostro meglio.
- Isolamento sociale: La paura di essere giudicate porta molte mamme con RSD a evitare situazioni sociali. Non solo ci isoliamo dagli altri, ma spesso ci ritiriamo anche emotivamente dai nostri cari per paura di non essere comprese o accettate.
- Difficoltà a gestire le critiche: Ogni critica, anche quella costruttiva, può sembrare un attacco personale. Ciò che dovrebbe essere un commento innocente può scatenare un’ondata di emozioni che sembra difficile da gestire.
- Qui voglio aprire una parentesi sul concetto di critica costruttiva, che personalmente non ho mai capito. Dal momento che mi si muove una critica, significa che mi si sta facendo notare un errore, che lo si faccia con gentilezza o meno, a questo punto per la mia RSD è del tutto irrilevante, potrebbe forse fare leggermente meno male se lo fa con più tatto, ma il mio cervello percepisce solamente che ho commesso un errore e che quindi tutta io sono sbagliata. Questo è RSD. Saperlo mi rende meno dolorose certe interazioni, perché mi consente di mettere un filtro, che però devo mettere consapevolmente, non si attiva in automatico -che sia questo il segreto dei neurotipici? A loro si attiva così? Senza doverci pensare su? 🤔
- Sentirsi sempre inadeguate: La continua sensazione di non essere abbastanza, che si tratti di essere una buona madre, una buona moglie o semplicemente una buona persona, può influire negativamente sulla nostra autostima e creare stress cronico.
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Abbraccia La tua Unicità
Ti rivedi in questi segnali? Continua a leggere per scoprire come affrontarli e vivere con più serenità, accettando te stessa così come sei. 😊

Strategie per Gestire l’RSD nella Maternità
Gestire l’RSD durante la maternità non è facile, ma è possibile farlo con consapevolezza e pratiche che ti aiutano a sentirti più equilibrata e serena. Ecco alcune strategie che ti aiuteranno a ridurre l’intensità delle emozioni e a vivere la tua maternità in modo più armonioso.
Strategia 1: Accettazione e Auto-compassione
Uno dei primi passi per affrontare l’RSD è imparare a essere gentile con te stessa. A volte siamo talmente critiche con noi stesse che dimentichiamo di trattarci con la stessa compassione che riserveremmo a un’amica che sta vivendo un momento difficile. Ecco alcuni consigli pratici per sviluppare l’auto-compassione:
- Parla con te stessa come faresti con una cara amica: Se un’amica ti raccontasse di sentirsi giudicata o inadeguata, tu le risponderesti probabilmente con parole dolci, cercando di rassicurarla. Prova a fare lo stesso con te stessa, soprattutto nei momenti di difficoltà.
- Sii paziente e accetta i tuoi limiti: La maternità con ADHD può portare a giornate più complicate, e va bene così. Non sentirti in colpa per non riuscire a fare tutto. Prenditi il tempo per accettare che, proprio come chiunque altro, hai dei giorni più difficili.
- Perdonati per gli errori: Nessuno è perfetto. Se commetti un errore, prova a vedere l’opportunità di imparare da esso, piuttosto che giudicarti troppo severamente.
Non è sempre facile attuare queste strategie. Non credere di riuscire a farlo tutto in un colpo, se non ci sei mai stata abituata sarà come camminare. Ci proverai, sbaglierai -sì, parti da questo presupposto- e imparerai dai tuoi sbagli, esattamente come fa la tua creaturina mentre prova ad imparare a girarsi sul fianco, o a gattonare, o a camminare.
Strategia 2: Creare una Rete di Supporto
Non devi affrontare l’RSD da sola. Parla con altre mamme ADHD o considera di rivolgerti a un terapeuta. Ecco come creare una rete che ti supporti:
- Cerca supporto tra mamme con ADHD: Unisciti a gruppi online o locali dove altre mamme con ADHD condividono esperienze simili. Parlando con chi ti capisce, ti sentirai meno sola e più compresa.
- Considera il supporto di un terapeuta: Parlare con un professionista può aiutarti a esplorare i tuoi sentimenti e a sviluppare tecniche per gestire meglio l’RSD. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una delle opzioni che può essere utile per affrontare le emozioni legate al rifiuto.
- In Italia, esistono diverse associazioni e centri di supporto per l’ADHD che offrono risorse e assistenza a livello nazionale. Ecco alcune delle principali organizzazioni:
- Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA APS)
- Associazione di genitori dedicata a chi ha un bambino o un adolescente con ADHD, offrendo supporto, formazione e risorse utili. Organizza eventi, corsi di formazione e offre consulenze per genitori e professionisti. associazioneaifa.it
- ADHD Italia – Coordinamento di Organizzazioni
- Coordinamento di organizzazioni di volontariato italiane impegnate nel supporto a persone con ADHD, rappresentando un punto di riferimento per informazioni e supporto a livello nazionale. adhditalia.org
- Associazione Italiana per i Disturbi di Attenzione e Iperattività (AIDAI)
- Associazione che promuove la conoscenza e la gestione dell’ADHD, offrendo supporto a famiglie, scuole e professionisti attraverso corsi di formazione, eventi e risorse informative. aidaiassociazione.com
- Rete Italiana ADHD (RITA)
- Piattaforma che fornisce informazioni, supporto e formazione su ADHD e autismo, con l’obiettivo di sensibilizzare e supportare le persone interessate. ritadhd.it
Per quanto riguarda i centri di supporto, le Regioni italiane hanno individuato specifici Centri Regionali di Riferimento per la diagnosi e cura dell’ADHD. Questi centri sono presenti in diverse strutture, tra cui Servizi di Neuropsichiatria Infantile di ASL, Aziende Ospedaliere e Istituti Universitari IRCCS. Per informazioni dettagliate sui centri presenti nella tua regione, è consigliabile consultare il sito dell’Associazione AIDAI, che fornisce un elenco aggiornato dei centri regionali di riferimento.
Per ulteriori informazioni e per trovare il supporto più adatto alle tue esigenze, ti consiglio di visitare i siti web delle associazioni sopra menzionate e contattare direttamente i centri di riferimento nella tua regione.
Strategia 3: Tecniche di Comunicazione Assertiva per Affrontare Giudizi e Critiche
Quando affronti giudizi e critiche, comunicare in modo assertivo ti aiuta a mantenere il controllo delle tue emozioni e dei tuoi pensieri. Ecco alcune tecniche pratiche:
- Usa frasi in prima persona: Anziché difenderti o aggredire, prova a usare frasi come “Io mi sento ferita quando…” oppure “Mi sembra che…” Questo aiuta a comunicare senza sembrare troppo aggressiva e, allo stesso tempo, lascia capire agli altri come ti senti.
- Purtroppo come donne e come mamme riceviamo moltissimi consigli non desiderati. Prova a rispondere all’affermazione dell’altra persona tenendo in mente questi punti:
- 1. È una frase, una sua affermazione, un suo pensiero e non incide in nessun modo su chi tu sia, ne sul tuo valore come persona o mamma.
- 2. Ripeti la frase ad alta voce nella risposta. Un po’ come a scuola quando dovevi rispondere alle domande delle verifiche. Esempio: <<Guarda, hai una ragnatela lassù>> (probabilmente chi te lo dice non vuole criticarti, ma per te è come se ti avesse appena detto che casa tua è una topaia) respira e poi: <<Sì, è una ragnatela.>> Fine. Non ci sono giustificazioni da dare, ne bisogno di dire “lo farò quando avrò tempo”. Non ti devi giustificare con nessuno, non più di quanto tu lo faccia già abbastanza con te stessa.
- Personalmente prendo le ragnatele come decorazioni perenni di Halloween, tanto io le tolgo e loro si rifanno, ho stabilito che possiamo convivere e che ho altre priorità nella vita, ma a parte a qualche malalingua (perché a volte rispondere per le rime ci sta) non spreco più il mio tempo a giustificarmi. Se alla tal persona danno così fastidio, potete sempre prendere la scopa a chiederle una mano. Potreste ottenere o una casa senza ragnatele o una persona criticona in meno.
- 3. <<Ho fatto una scelta informata, ed ho deciso che per me per ora va bene così>> questa è la risposta più standard possibile alle varie osservazioni su metodi educativi, rientro al lavoro e qualsiasi osservazione ad esempio sui famigerati capricci (inesistenti) di un neonato.
- Impara a dire no: Se qualcuno fa commenti che ti feriscono, non aver paura di dire no. Può sembrare difficile all’inizio, ma stabilire confini sani è fondamentale per proteggere il tuo benessere emotivo.
- <<È il tuo punto di vista, per me va bene fare così. Grazie.>>
- Rispondi con calma: Se ti senti giudicata, prova a fare un respiro (a volte anche tre) profondo prima di reagire. Una risposta calma e riflessiva ti permette di gestire la situazione senza essere sopraffatta dalle emozioni. Se senti che è molto difficile formulare una risposta, puoi fare una domanda: Cosa intendi? o Tu cosa faresti? (quest’ultima è oro, perché non solo gira il focus sull’altra persona, togliendoti dalla sensazione di essere sul riflettore, ma è anche un ottimo strumento di comunicazione perché generalmente alla gente piace parlare di sè 😉)
Strategia 4: Routine e Strumenti per Gestire l’Overload Emotivo
La maternità con ADHD può comportare un grande sovraccarico emotivo, ma ci sono diverse tecniche che possono aiutarti a gestire meglio lo stress e le emozioni intense:
- Journaling: Scrivere i tuoi pensieri e le tue emozioni può essere un ottimo modo per liberare la mente. Non è necessario scrivere ogni giorno, ma prendersi un per annotare ciò che senti ti aiuterà a mettere in ordine i pensieri e a diminuire l’intensità emotiva.
- Mindfulness: La pratica della mindfulness ti aiuta a focalizzarti sul momento presente e a ridurre l’ansia. Puoi fare brevi sessioni quotidiane di meditazione per calmarti quando ti senti sopraffatta. App di meditazione come Headspace o Calm possono essere molto utili.
- Stabilisci una routine: Avere una routine giornaliera ti permette di ridurre il caos e di mantenere il controllo. Organizzare la giornata in blocchi di tempo ti aiuta a sentirti più preparata e meno sopraffatta dalle emozioni.
Queste strategie non sono soluzioni rapide, ma pratiche che richiedono tempo e costanza. Sono strumenti che ti aiuteranno a gestire meglio l’RSD nella tua maternità, senza sentirti sopraffatta o sola.
Se senti invece che è tutto un po’ troppo, prova a dare un occhiata a questo articolo su Maternità, Stress e Burnout e continua a leggere il blog per trovare altri consigli utili! 😊
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