Tutte le donne possono diventare madri, ma non tutte siamo fatte per esserlo

Questa deve essere una verità assoluta, che purtroppo nei secoli si è persa o si è voluta perdere. Non esiste un gene “mamma” che magicamente si risveglia e ci fa essere più performanti. La natura certo ci richiede un ruolo diverso da quello di un partner uomo, ma questo non significa che noi sappiamo sempre quello che stiamo facendo, anzi!
A maggior ragione per una Mamma ADHD ci sono cose che avrei voluto sapere PRIMA della maternità (ma che ho dovuto imparare dopo).

1. Corso Pre-Parto o Corso Pre-genitorialità?

Il corso pre parto viene proposto solitamente tra la 28° e la 30° settimana di gravidanza, che stanno all’incirca verso la fine del settimo mese (una gravidanza dura indicativamente tra le 40 e le massimo 42 settimane, quindi a 30 diciamo che siete a buon punto!)
Essendo mamma-bis ho potuto frequentarne due, uno ho dovuto frequentarlo online, per necessità di pandemia (era il 2021 ed eravamo in piena seconda ondata di Covid) il secondo ho potuto farlo in presenza, ed è stato ancor di più chiaro con il secondo come -preoccupantemente- moltissime donne, moltissime coppie non siano ne veramente informate ne istruite sul funzionamento del proprio corpo (del resto non si fa educazione sessuale a scuola…), ma ancora di meno sul funzionamento di un cucciolo di essere umano.

Diventare genitori è una scelta che va fatta in coscienza, meglio non diventarlo se non si è sicuri, se non si sa davvero perché lo sti sta facendo. Le motivazioni poi di ognuno sono puramente e squisitamente personali, ma farlo solo perché “s’ha da fare” è il modo migliore per rovinarsi la vita e rovinare la vita ad una persona innocente che nascerà in questo mondo senza averlo chiesto, solo perché noi ce l’abbiamo portata.
Il parto è un’esperienza totalizzante per una donna. È qualcosa di potente, che ti traghetta dall’essere donna, figlia, all’essere mamma. Però il Parto è il ponte che ti porta a quella destinazione, che vi porta anche come coppia, di essere genitori però, di essere mamma, il viaggio lo iniziate dal momento in cui scegliete di portare avanti una gravidanza e sarebbe fondamentale conoscere a cosa si va incontro prima di restare incinta, non dopo.

2. Come cambia il corpo di una donna in gravidanza

conoscere come si trasforma il corpo di una donna durante e dopo una gravidanza è il solo modo perché questa possa prendere liberamente e consapevolmente la decisione di diventare mamma.
Il nostro corpo di donne, di mamme, non tornerà mai più come prima. Non solo perché attraversiamo dei cambiamenti estetici che ci possono colpire in modo più o meno forte, la pancia che cresce, il seno, ma anche cambiamenti strutturali: la nostra colonna vertebrale si adatta a portare il peso, il bacino si allarga e si prepara al parto, gli organi si spostano per fare spazio a l’utero che cresce. Ci vuole del tempo perché ciò che si è modificato per accompagnarci alla nascita dei nostri cuccioli poi torni “normale”. A volte non ci torna: sapevate che possono crescere i piedi, di taglia? Non è facile accettare questi cambiamenti che richiedono tempo e pazienza sia in un verso, sia nell’altro. Concediamoci gentilezza. Concediamoci grazia.

3. Il cervello di un neonato è diverso dal nostro

il cervello di un neonato, e di un bambino poi, non funziona come il cervello di un adulto, per un neonato è tutto, tutto, tutto assolutamente nuovo e spaventoso. Anche il semplice essere spogliato e rivestito. Passata la fase del neonatino che mangia e dorme, anche se con i ritmi di un neonato, si passa alle varie fasi della crescita. Si inizia a gattonare, si inizia a camminare, arriva la presa di consapevolezza di esistere e quindi il desiderio di affermarsi (mai sentito parlare di terribili 2? o di threenager?). La corteccia prefrontale si sviluppa fino ai 25 anni, a volte anche dopo. Gestire le tempeste emotive di un bambino è esattamente come avere un’altra persona ADHD in casa, solo che non ci puoi ragionare, non ci puoi dialogare. Puoi solo trovare soluzioni creative per aiutarlo a calmarsi. A volte, davvero, come noi, ha solo bisogno di piangere perché è sovrastimolato.

“Il cervello di un neonato funziona in modo completamente diverso da quello di un adulto. Per un neonato ogni esperienza è nuova e potenzialmente spaventosa.

4. Il sonno dei neonati: perché è diverso e come gestirlo

Il sonno di un neonato non funziona come il sonno di un adulto (i cicli cicardiani di un neonato sono di 45 minuti, quelli di un adulto di 90), e non è vero che puoi dormire quando dorme lui durante il giorno. La mancanza di sonno è la principale causa dei dissidi nelle coppie di neogenitori. C’è un motivo se la privazione di sonno viene usata come metodo di tortura. E. ha dormito in comodi blocchi da 45 minuti dai sei mesi in avanti, quando andava di lusso dormiva un’ora e mezza, poi sveglio. Ha fatto così fino all’anno e mezzo. Ero talmente deprivata di sonno che una volta sono andata dal dentista e mi stavo per addormentare mentre mi faceva la pulizia. A mia discolpa la poltrona era veramente comoda. A parte l’indispensabile ironia, avere una routine, già studiata prima (almeno abbozzata, poi si aggiusta) sicuramente aiuta. Aiuta il piccolo umano ed aiuta i genitori a non impazzire. La prevedibilità, gli schemi, sono rassicuranti.

5. Le difficoltà emotive della maternità e l’ADHD

Questo, care future mamme o neo mamme, potete scrivervelo ed appiccicarvelo dove volete: è normale che il pianto del bambino ti istighi i nervi, così tanto da farti venire voglia di urlare con tutta l’aria che hai nei polmoni. Ed è giusto che voi urliate. Non siete cattivi genitori se lasciato il bimbo in sicurezza vi spostate per un momento in un altra stanza ad urlare nei cuscini o a prendere a pugni il letto. Sopratutto i primi mesi le emozioni possono essere molto intense. Quando E. piangeva io mi sentivo come ste stessi piangendo io, come se mi stessero operando a cuore aperto. Quando L. piangeva, a distanza di due anni e mezzo di pratica e di un anno e mezzo di terapia mirata, mi sembra ancora che mi si estirpi un organo, ma riesco a gestire le mie emozioni senza farmi trascinare dalle sue. Beato L. che è il secondogenito e non si è preso nemmeno la metà dei meltdown che si è sorbito E. (anche se non se lo ricorderà perché era in fasce).
Se sentite che la vostra forza viene meno, se avete paura di reagire male, ed intendo anche fisicamente e violentemente, parlatene! Non abbiate paura a cercare aiuto! Nell’emergenza va bene chiunque, anche il vicino di casa. Datevi il tempo di respirare, senza sentirvi in colpa per questo. Se state bene voi, starà bene anche il vostro cucciolo.

“Diventare mamma con ADHD può essere un’esperienza meravigliosa, ma anche impegnativa. Capire come la maternità ADHD influisce sulla nostra vita è il primo passo per affrontarla al meglio.

6. Consapevolezza e strumenti per affrontare la maternità

Ci sono molte cose che cambiano nella quotidianità di una famiglia dove arrivi una piccola personcina di domani e molte cose che cambiano per i genitori.
Tutto quello che pensavo di aver risolto, lasciato nel mio passato, già affrontato, si è riversato come un uragano nella mia mente a partire da quando ho scoperto di essere in attesa di E. (gravidanza un po’ particolare, che se volete racconto in “L’uragano della (mia) prima gravidanza”). Avrei tanto voluto avere a disposizione degli strumenti di consapevolezza per gestire non solo le mie emozioni altalenanti dovute agli sbalzi ormonali, ma anche dovute a tutte quelle cose che ero diventata bravissima ad ignorare, ma che in realtà mi portavo ancora dentro. Tutte le paure, i traumi passati, tutte le insicurezze. Nel mio caso la diagnosi di ADHD è arrivata quando E. aveva quasi due anni, dopo un burnout lavorativo e mesi di pianti quotidiani perché mi sentivo incapace di fare qualsiasi cosa. Con la maternità tutti i miei meccanismi di masking erano venuti meno, perché non avevo più abbastanza energie per tenerli in piedi, c’erano altre necessità più impellenti. Tutto il mio muro di protezioni, l’iperperformance per nascondere smemoratezze, disorganizzazione, sindrome dell’impostore, paura del fallimento, l’iperorganizzazione del tempo e delle giornate, tutte quelle strategie che avevo messo in piedi negli anni per cercare di funzionare come gli altri, chiedendomi però perché a me ci volesse tutta quella fatica anche solo per fare una lavatrice (e con fare intendo fare, asciugare e mettere via eh!)

La maternità con una diagnosi ADHD

Dopo la diagnosi di ADHD è cambiato il modo in cui gestisco la mia vita e di conseguenza anche come vivo la vita familiare e di mamma.
E. non lo sa, ma io lo ringrazio perché chissà quante altre sofferenze avrei dovuto affrontare se non fosse arrivato lui a sconvolgermi (positivamente) la vita, prima di capire che il mio problema era cercare di funzionare secondo delle regole che non si applicavano a me.
Per me è stato fondamentale per migliorare come persona e diventare sempre più la mamma che voglio essere informarmi su argomenti come:

  • il Gentle Parenting,
  • il Reparenting,
  • la genitorialità consapevole,
  • la risoluzione dei traumi infantili
  • e tanta sana psicoterapia!

La gravidanza sarà un viaggio, a tratti piacevole a tratti pieno di discomfort (dolori, gonfiori, nausee, il corpo che cambia forma e dimensione), il parto sarà un’esperienza fisica impegnativa, fatta anche di dolore, che si può affrontare arrivando preparate e ci sono molti modi per prepararsi, il post parto sarà un’ondata di emozioni fatte di risa e lacrime, di sbalzi ormonali degni della peggiore sindrome premestruale e poi ci sarà la vita da genitori, fatta di pannolini, di bagnetti, di vestitini, di giocattoli in disordine e della meraviglia di un essere umano che cresce e diventa una persona.

Se queste riflessioni ti sono piaciute, puoi trovare altri Tips&Tricks (ad esempio dei comodi elenchi per la borsa ospedale o cose che ho trovato utili in casa) e ti aspetto nei commenti per chiacchiere e confronti!

By Moira_DivMM

Sono Moira e su DivergenteMenteMamma voglio aiutare altre Mamme (e Genitori) con funzionamento ADHD a navigare più sereni nel nuovo ruolo di “Adulti Responsabili con Figli”

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